Umbertì, l'ultimo re di Ancona

Le 17 tele dedicate a questo clochard anconetano, in realtà nascono a New York, dove anni fa mi sono imbattuto in un senza tetto che sostava sotto casa mia: la sua posa, i suoi abiti, il suo modo di fare mi hanno colpito e mi hanno ricordato il barbone più conosciuto e libero di Ancona: Umbertì.
L'ho fotografato con l'intenzione di trarne un progetto, soprattutto in un'ottica Pop Art che stavo sviluppando proprio in quel periodo.
Pochi mesi dopo una foto di Luigi Alberto Pucci ha riacceso la mia ispirazione artistica: Umbertì, morto da qualche tempo, mi guardava dalla parete di una nota trattoria di Ancona e da quel momento ho iniziato a sviluppare uno dei lavori a cui sono più affezionato.
Le tele, tutte 50x70 cm tranne due che misurano 120x150 cm, sono frutto di un lungo lavoro: da un unico scatto ho ottenuto 17 suggestioni differenti tramite variazione cromatica e di qualità di stampa. Poi sono state eseguite stampe plotter su tela, intelaiatura e solo a quel punto è iniziato il vero e proprio processo artistico.
La Pop Art a cui mi ero avvicinato negli anni si è fusa alle più varie tecniche dell'Action Painting, in cui nessuno strumento e nessun movimento erano vietati in questo stretto rapporto con fra me ed Umbertì. Ho lavorato di spatola, pennello, colla, aerografo e bomboletta, utilizzando colori acrilici ma anche acidi per fotografia e materiali di consumo quotidiano (cartamoneta, piume, foglie d'oro).
Su tutto dominava lo sguardo di Umbertì e il colore, la mia cifra.
Alle 17 tele dedicate ad Umbertì ho poi aggiunto tre tele dedicate al quel primo clochard che incontrai a New York.
Questo progetto mi ha permesso di esprimere simultaneamente molte cose: la gestualità immediata dell'Action Painting, espressione delle emozioni recondite dell'anima; la matericità dellArte Informale che ritorna nei più svariati materiali (perle, piume, carta moneta) utilizzati per realizzare i lavori; la serialità mai uguale a se stessa della Pop Art; il mio amore per Ancona, espresso tramite uno dei personaggi più caratteristici di questa città, simbolo di un Ancona e di un'umanità che stanno scomparendo, icona di una scelta libera e svincolata da tutto quanto tende oramai ad ingabbiare tutti i membri della nostra società e che, infine, ha fatto meritare ad Umbertì il titolo di re.